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VMware Workstation 6.5, il top dei tool di virtualizzazione

L'ultima versione del tool per Pc e notebook rimane la migliore tecnologia di virtualizzazione per sviluppatori e utenti. E distanzia nettamente VirtualBox di Sun Microsystems e Virtual Pc di Microsoft

VMware Workstation 6.5è un eccellente strumento per creare e gestire una vasta gamma di macchine virtuali su Pc o notebook stand-alone con i migliori tool di amministrazione oggi disponibili.

L’ultima versione di VMware Workstation si adatta ottimamente tanto alle necessità di sviluppatori e power user multipiattaforma quanto ai bisogni degli utenti meno esperti che devono emulare una rete di computer su una singola macchina. Attraverso i propri test, gli eWeek Labs hanno constatato che già molte delle precedenti edizioni di VMware Workstation fornivano ottime prestazioni. E l’attuale release 6.5 non fa che confermare tale giudizio, guadagnandosi l’ennesimo Analysts Choice Award per l’eccellenza nella qualità del prodotto.

A differenza degli anni precedenti, tuttavia, anche il prezzo di 189 dollari a licenza fa di VMware Workstation 6.5 un prodotto altamente concorrenziale. D’altra parte, si deve scontrare con VirtualBox di Sun Microsystems, una sorprendente alternativa full-optional, che può girare su sistemi Windows e Linux e su Parallels Desktop per Mac e che costa appena 80 dollari. In questo ambito, Microsoft Virtual PC rimane un player di secondo piano.

Disponibile dallo scorso 29 settembre, rispetto alla versione precedente Workstation 6.5 aggiunge una migliore esperienza desktop “Unity”, una funzione “Easy Install” per facilitare l’installazione di un sistema operativo guest attraverso la chiave di licenza e altre informazioni iniziali, la creazione di una VM codificata ACE (Assured Computing Environment)-managed e tool di authoring Pocket ACE, insieme a una migliore gestione della grafica e a nuovi tool di debug che rivelano passo-passo le operazioni di VM.

Ho fatto girare Workstation 6.5 su un sistema Dell XPS M1210 con 4 GB di RAM e un processore Intel T2300 a 1,66 GHz con Windows Vista Ultimate e il Service Pack 1. Ho usato Microsoft Office e svariati altri tool per la produttività così come applicazioni che trasferiscono i dati tra i sistemi in una rete self-contained e non ho ottenere alcun errore. Ancora una volta, Workstation ha dimostrato di essere un hypervisor di altissima qualità per l’esecuzione di sistemi operativi guest.

Più precisamente, VMware Workstation 6.5 è un hypervisor di tipo 2, il che significa che è un software che si installa sopra il sistema operativo presente sul sistema host fisico. Gli hypervisor di tipo 2 di solito offrono prestazioni inferiori rispetto a quelli di tipo 1, che si interfacciano direttamente con l’hardware fisico, come per esempio Microsoft Hyper-V o VMware ESX Server. Tuttavia, gli hypervisor di tipo 2 sono la soluzione ideale per il test, lo sviluppo e la dimostrazione di ambienti perché possono creare facilmente su un unico sistema ambienti self-contained. Workstation 6.5 è particolarmente adatto a questo scopo perché dispone di un server DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) built-in e supporta fino a 10 switch virtuali.

Se volte valutare le potenzialità di VMware Workstation 6.5, cliccando qui potete scaricare una versione trial utilizzabile liberamente per 30 giorni.

Dopo l’installazione di Workstation 6.5, nel giro di qualche minuto il mio sistema era totalmente operativo. Workstation 6.5 può essere installato su una vasta gamma di sistemi operativi Windows e Linux, sia a 32 sia a 64 bit. Chiunque abbia già un minimo di familiarità con la creazione di una VM potrà avere un sistema perfettamente funzionante in pochi istanti.

Al contrario di quanto ci è capitato di vedere spesso, la funzione Easy Install si è rivelata veramente facile. Dopo aver avviato il processo di creazione della VM, mi è stato domandato di specificare un file ISO o di inserire il disco di installazione nel sistema. Workstation 6.5 ha quindi individuato il sistema operativo e mi ha chiesto di fornire le informazioni sulla licenza e lo user name al fine di facilitare un’installazione più automatizzata. Dopo aver installato il sistema operativo guest, il processo Easy Install esegue automaticamente anche l’installazione dei VMware Tool. Queste caratteristiche lavorano ottimamente in sinergia e mi hanno davvero semplificato la vita nel set up dei miei sistemi Windows guest. Easy Install mi ha anche aiutato nel corso di un’installazione SUSE Linux Enterprise Server 10.

Dal canto suo, Unity è un’utile funzione che consente alle applicazioni che girano su una VM di essere utilizzate in un modo più interattivo sul desktop host. Dopo aver installato il guest e le applicazioni, ho attivato la modalità Unity. Questo mi ha permesso, per esempio, di far girare Microsoft Word in una VM e PowerPoint in un’altra e di fare il drag and drop delle informazioni da un programma all’altro senza dover effettuare complicate commutazione tra le VM. Anche VirtualBox di Sun ha una funzione simile. In generale, la presenza di tale funzione rappresenta un grande vantaggio per questa classe di tool di virtualizzazione.

Categorie: Software

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